25 aprile sotto attacco. Spari e svastiche, sale la violenza squadrista
Luciana Cimino
Resistenza Pagliarulo (Anpi): «Il governo teme la partecipazione. Le pistole contro gli antifascisti segnano un pericoloso cambio di passo»

Milano, commemorazione davanti al monumento che ricorda l’eccidio di Piazzale Loreto nel giorno della Liberazione – LaPresse
Le polemiche sul giorno della Liberazione sono diventate un genere giornalistico su cui la maggioranza di governo si catapulta. Questo 25 aprile, però, gli attacchi verso l’Anpi e le altre associazioni antifasciste sono stati più violenti. Gli incidenti con la comunità ebraica di Milano hanno oscurato l’agguato a Roma verso una coppia con il fazzoletto dei partigiani al collo.
AL PUNTO CHE Giorgia Meloni non ha neanche citato l’episodio nel suo post di condanna sui fatti della giornata. «È stata un’azione deprecabile, una vigliaccata cui sarebbe un errore dare dignità politica. Le altre violenze di sabato, invece, ce l’hanno», così Fabio Rampelli di Fdi ha risposto a chi gli faceva notare lo strabismo della premier. «C’è stata in questi anni un’escalation di violenza da parte della sinistra antagonista, senza condanne da quella parlamentare – ha continuato il vicepresidente della Camera – qualcuno si sente padrone del 25 aprile e vuole decidere chi può festeggiare».
La dichiarazione di Rampelli racchiude la strategia che le destre portano avanti: depotenziare la Liberazione, cristallizzarla in una cerimonia istituzionale innocua in cui oppressori e oppressi sono parificati (sabato il presidente del Senato La Russa ha portato i fiori ai caduti della Repubblica di Salò «a titolo personale»), svuotandola di ogni appiglio con il presente. E continuare a criminalizzare il dissenso. Quanto accaduto sabato, ha detto anche il ministro dell’Istruzione (e merito) Valditara ieri, «dimostra l’ipocrisia del cosiddetto movimento antifa che usa il linguaggio degli squadristi».
«GLI OBIETTIVI di questa operazione sono tre – ha detto il presidente dell’Anpi, Gianfranco Pagliarulo, al manifesto – oscurare il successo del 25 aprile, delegittimare l’associazione dei partigiani, sia pure con esito fallimentare, e dividere il comitato unitario antifascista di Milano. In questo schema è avvenuto un episodio di straordinaria gravità: i colpi di pistola a Roma». La causa dell’efferatezza degli attacchi di quest’anno, ragiona il presidente, non è casuale ma dovuta «all’onda lunga del referendum che continua».
«Tutte le manifestazioni del 25 aprile hanno sempre una grande adesione ma sabato c’è stata una partecipazione superiore, straordinaria, e questo mette in pesante difficoltà la destra, che ha avuto una reazione da colpo di coda – ha continuato Pagliarulo – la polemica legata alla cosiddetta questione della Brigata ebraica è servita per oscurare la marea di popolo che ha partecipato alla Liberazione». Così come gli spari al corteo di Roma da parte di un giovane in mimetica coperto da un casco integrale, che per l’Anpi rappresentano un «cambio di passo gravissimo». Gli investigatori della Capitale stanno setacciando le chat di estrema destra e suprematiste. Ma si tratta solo dell’ultimo episodio, in ordine di tempo, di «tanti casi piccoli o medi, molecolari, di fascismo nero, di squadrismo di provincia», ha ricordato il presidente dell’Anpi. A Roma, tra il 2024 e il 2025, sono più di cento, come indicano i dati raccolti dall’Osservatorio Antifascista della capitale.
«SCUOLE, QUARTIERI, luoghi di culto, sedi sindacali, presidi della memoria democratica sono stati colpiti da episodi che, presi nel loro insieme, delineano un clima organizzato e strutturato», si legge sul sito. Oltre ai blitz squadristi durante le occupazioni scolastiche, gli sfregi con le svastiche sui monumenti a Matteotti o sulle targhe dedicate ai partigiani, alle aggressioni omofobe, c’è stata anche la bomba carta lanciata contro il centro sociale della Garbatella La Strada (il 12 settembre 2025) e gli spari contro la sede della Cgil di Primavalle, a gennaio scorso. Per tacere delle aggressioni che si sono verificate a margine di ogni corteo importante: a settembre dieci picchiatori con caschi e coltelli attaccarono dei manifestanti pro pal in via Lanza. Qualche giorno dopo, sempre alla fine di un presidio contro il genocidio dei palestinesi, un medico era stato colpito con un casco davanti all’ospedale Spallanzani.
Il 5 ottobre, dopo il corteo di quasi un milione di persone, un gruppo di neofascisti ha assaltato un bar di piazza Vittorio e il 31 uomini vestiti di nero hanno minacciato dei sindacalisti della Cgil. «L’obiettivo appare chiaro – ha spiegato l’osservatorio – occupare lo spazio pubblico, intimidire oppositori, colpire comunità vulnerabili e indebolire i presidi democratici della città».
TUTTAVIA IL MANTRA è diventato «La sinistra condanni i violenti» e a pronunciarlo non solo le destre. I riformisti Pd, che non perdono l’occasione per attaccare la segretaria del proprio partito, Schlein, e non a caso condividono l’accelerazione della maggioranza sul ddl antisemitismo che equipara l’antisionismo all’antisemitismo, hanno mutuato la stessa narrazione. Per il senatore dem Filippo Sensi, il Pd «deve lavorare perché questa violenza non faccia parte più delle scelte possibili, quello che è successo alla Brigata ebraica ci interroga». Mentre per l’europarlamentare Pina Picierno «le responsabilità dell’Anpi non possono essere eluse».